I cavalli di Frisia sono un dispositivo bellico difensivo inventato a Groninga per arginare le cariche della
cavalleria spagnola. Uno strumento superato dalle guerre odierne combattute con bombe, razzi e droni.
Oggi tutt’al più i pronipoti di questi ostacoli puntuti servono a contenere gli attentati kamikaze. Perché
scegliere una tecnologia così anacronistica per raccontare i conflitti o ossimoricamente dichiarare guerra
alla guerra? Gli artisti in mostra non peccano di ingenuità. Sanno che l’arte, di fronte allo spettacolo
dell’annientamento di massa di popolazioni inermi e alla sistematica disattesa (non solo agita, ma
orgogliosamente esibita) di qualunque regola che il mondo uscito dal secondo conflitto mondiale si era
dato, rischia l’afasia che non è affatto complicità (come si continua retoricamente a dire) ma il frutto
dell’annichilimento che segue il riconoscimento della radicale impotenza del sé come del noi. Le diverse
opere in mostra, prodotte da un gruppo di artisti che non sono un collettivo ma lavorano e ragionano
insieme, si fronteggiano, si combattono (ma anche si spalleggiano), ostacolando, anche a livello
cognitivo, il percorso dello spettatore, che deve capire che qui si parla di Gaza ma allo stesso tempo non
si parla di Gaza. Se le barricate evocate dal titolo non possono fermare la guerra, servono però a creare
uno spazio in between, un luogo “altro” fra i due eserciti schierati, una no man’s land tra le ragioni che
pensano di avere ragione, dove forse l’arte – intesa come dispositivo relazionale e trasformativo – può
cercare ancora un margine per operare.
Nicola Alessandrini (Macerata, 1977), diplomato in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Macerata nel
2002, sviluppa la sua ricerca tra disegno contemporaneo, muralismo e arte urbana. È direttore artistico
del Ratatà Festival e docente all’Accademia di Belle Arti di Macerata e all’Istituto Italiano di Design di
Perugia. Ha esposto in gallerie, musei e spazi pubblici in Italia e all’estero; i suoi murales sono presenti
in varie città europee.
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Luca (Zolfo) Bastianelli (Perugia, 1992), artista attivo nelle arti grafiche, lavora con incisione,
illustrazione, stampa a caratteri mobili, fumetto e xilografia. La sua ricerca, spesso legata al segno
incisorio, indaga fragilità e fallimento come elementi poetici, trasformando l’errore e l’imprevedibilità
in strumenti narrativi.
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Noemi Belfiore (Perugia, 1985), diplomata all’Accademia di Belle Arti di Perugia, ha vinto borse di studio
e concorsi, ha esposto in mostre personali e collettive e ha realizzato installazioni permanenti. La sua
pratica spazia tra pittura, scultura, fotografia e installazione, con opere che dialogano con lo spazio
espositivo e trasformano la percezione dell’ambiente circostante.
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Anja Capocci (Perugia, 1988) studia all’Académie Royale des Beaux-Arts de Liège nel 2011 e si diploma
in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Perugia nel 2019. È co-fondatrice di Ma Project (Perugia). La sua
pratica ruota attorno alla costruzione di narrazioni frammentarie tra pittura, video e fotografia che
mescolano visioni domestiche e memorie in immagini volutamente irrisolte.
Letizia Cassetta (Perugia, 1985), dopo gli studi in Decorazione all’Accademia di Torino, prosegue in
Scultura all’Accademia di Belle Arti di Perugia, dove si diploma nel 2019. Vive e lavora a Perugia, dove
ha fondato con altri artisti Ma Project, spazio condiviso di studio e ricerca. Ha esposto in diversi contesti
pubblici e privati.
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Cecilia Damiani (Roma, 1994) si diploma con lode in Pittura a Roma nel 2017 e successivamente a
Perugia nel 2024. La sua ricerca si muove tra pittura, scultura e ceramica d’arte, con particolare
attenzione all’installazione site-specific. Ha partecipato a diverse esposizioni in Italia e vinto premi per
progetti di arte pubblica e opere ambientali.
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Lorenzo Maqced (Città di Castello, 1993) si forma all’Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci e vive a
Perugia. La sua pittura esplora l’immaginario popolare attraverso immagini ricomposte in strutture visive
che riflettono i rapporti tra individuo e realtà esterna. È co-fondatore di Ma Project (Perugia) e ha preso
parte a residenze e numerose mostre in Italia e all’estero. Tra i riconoscimenti: Premio Alfredo De Poi
(2016) e “De Poi Award” (2019).
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Ilaria Pennoni (Umbertide, 1998) vive e lavora in Umbria. Si diploma con lode in Scultura all’Accademia
di Belle Arti di Perugia nel 2025, con Nicola Renzi. È selezionata al XVII Premio Internazionale di
Scultura Edgardo Mannucci e dal 2022 partecipa a numerose collettive, tra cui Tracce d’isolamento
e Una, nessuna, centomila (Auditorium San Domenico, Narni), Muam Yea (Palazzo Beni, Gubbio), Il
corpo e il sintomo (Mantignana) e Everything Is Possible (Galleria Mondoromulo, Benevento). Con
Cecilia Damiani vince il terzo premio al XXVII concorso Scultura da Vivere della Fondazione Peano
(Cuneo).