Lucio Riva (Campogalliano, Modena, 1928 - Modena, 2014) frequenta la scuola fino alla quinta
elementare, avviandosi giovanissimo al lavoro. Trova un’apparente stabilità nel settore assicurativo, dove
in pochi anni costruisce una carriera solida. Nel 1958, tuttavia, decide di abbandonare il lavoro, rifiutando
una vita che sente estranea alla propria vocazione. L’attività espositiva di Riva prende avvio dagli anni
Sessanta, con la sua prima personale al Circolo di Cultura Formiggini (1961), presentata da Franco
Minelli. A partire dal 1962, con la mostra introdotta da Nella Clara Roncaglia, fino alle esposizioni degli
anni Settanta, la Galleria La Sfera, diretta dall’amico fraterno Mario Cadalora, rappresenta uno spazio
fondamentale per la sua attività. Qui espone sia in mostre personali, tra cui quella del 1964 e quella del
1969, sia in collettive, come
Figure e personaggi di Modena d’oggi del 1965 e le rassegne dedicate agli
artisti contemporanei, del 1968 e 1970.
Riva si inserisce stabilmente nel panorama dell’arte modenese e nazionale, come dimostrano anche la
partecipazione a iniziative fuori dal contesto locale, tra cui la mostra Dieci pittori di Modena a Novi Sad(1962) e la presenza sulla rivista NAC – Notiziario Arte Contemporanea (1969), che segnano un primo
riconoscimento critico più ampio. La mostra antologica La traccia, la freccia, la scatola, il tempo, allestita
nel 1979 presso la Galleria Civica di Modena e curata da Carlo Federico Teodoro, sancisce il
riconoscimento istituzionale del lavoro di Riva e ne restituisce la complessità attraverso una lettura critica
organica. Le esposizioni più recenti, tra le quali si ricordano Nel gioco delle idee (1996), Insoliti (2006) eOggetti esclamanti (2012), contribuiscono a riconsiderare l’intero percorso dell’artista, mettendo in luce
la continuità tra le ricerche degli anni Sessanta e Settanta e gli sviluppi più maturi. Nonostante la
partecipazione a numerose mostre, Riva preferì
sempre un rapporto diretto con il pubblico, aprendo le porte della sua casa-studio in via del Teatro n. 1 a
partire dal 1982. Questa scelta, coerente con la sua visione etica dell’arte, contribuisce a definire la sua
figura come quella di un artista appartato ma profondamente consapevole del proprio tempo.